MISSIONE IN CORSO MAGGIO 2022

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Davide Tripiedi 

BENVENUTI ALL'INFERNO

Se dovessero domandarmi dove sta di casa la disperazione, risponderei senza ombra di dubbio nel campo profughi di Burj El Barajneh a Beirut.

Il campo è quanto di più disumano possa esistere. Persone costrette a vivere in appartamenti claustrofobici, fatiscenti, con muri scrostati ed ammuffiti, tanti senza finestre, tanti con finestre con vetri rotti che mai verranno riparati, con temperature al limite del soffocamento già da ora che in Libano non è ancora arrivato il caldo afoso dell'estate. In quasi tutti mancano i mobili e i letti e a tanti, troppi, manca qualsiasi cosa. Niente gas, niente acqua, niente elettricità. Eppure acqua ed elettricità ci sono ma così come sono distribuiti sono un pericolo per la vita di ogni essere umano presente nel campo. In tutti i vicoli di Burj El Barajneh, completamente bui anche di giorno, possono passare una, massimo due persone alla volta a causa dell'assurda vicinanza delle palazzine tra loro. E i fili dell'alta tensione sono lì, a pochi centimetri dalla testa dei passanti, in ogni vicolo, penzolanti, cadenti, ad altezze mai uguali, a gruppi di dieci o venti, appoggiati a delle traverse insieme ai tubi che portano l'acqua. Spesso questi ultimi sono bucati e l'acqua cola sui fili elettrici. È facile capire perché mediamente ogni anno una quindicina di persone muore folgorata passando sotto a quei grovigli di fili e tubi.

Spesso si muore quando piove. Chi cammina con l'ombrello e con la punta in metallo tocca i fili, non ha scampo.

Esiste poi un altro problema drammatico: quello della forte corrosione causato dalle perdite d'acqua salata e non potabile delle diverse cisterne presenti nel campo. I muri degli stabili si indeboliscono rapidamente e cedono. In un appartamento che ho visitato, ciclicamente cade il soffitto che viene riparato alla bene e meglio. E più si sale in alto, più il problema risulta essere frequente.

Gli abitanti di Burj El Barajneh, tutti palestinesi, si trovano in queste condizioni da generazioni. Sono stati costretti alla fuga dal loro paese a causa della violenza degli israeliani e da sempre sono dimenticati dal governo libanese che non gli riconosce alcun diritto. È per questo che si trovano in condizioni di estrema povertà a vivere in un inferno che per nessuna ragione al mondo meriterebbero.

Nel silenzio e nell'indifferenza di tutto il mondo, gli abitanti di Burj El Barajneh continuano ad ammalarsi, continuano a soffrire, continuano a morire.

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