MISSIONE UMINITARIA NEL LIBANO

MISSIONE UMINITARIA NEL LIBANO

DAIRIO

TERZO GIORNO

CAMPI PROFUGHI PROVINCIA TIRO

ULTIMA TAPPA: IL SUD DEL LIBANO

Per la prima volta ho visitato il sud del Libano e i suoi campi profughi.

Ieri, terzo e ultimo giorno della nostra missione, è stato molto importante perché è stato anche il primo giorno di scuola. Per questo motivo, la prima visita è stata nella scuola di Kfarbedda nella città di Tiro.

L'istituto è frequentato da 290 studenti delle elementari e medie ed è sotto il protettorato dell'UNRWA, il ramo delle Nazioni Unite che segue in maniera specifica le problematiche dei rifugiati. La maggior parte degli studenti sono palestinesi e abitano nei campi, che però distano parecchi chilometri. Perciò vivono l'estrema difficoltà quotidiana di raggiungere la scuola, anche perché i mezzi pubblici sono pochi ed estremamente costosi.

Solo per il trasporto ci vogliono, infatti, circa 20 dollari al mese per bambino, cifra proibitiva per gli abitanti del posto. Chi lavora da queste parti, quasi tutti agricoltori stagionali, guadagna infatti 2 dollari al giorno. A questo problema va aggiunto quello del materiale scolastico e dell'acquisto dei libri, di cui ogni studente necessita, che è pari a 40 dollari all'anno. Di fronte a tale situazione, la scuola di Kfarbedda si è impegnata ad aiutare 25 bambini le cui famiglie sono in situazioni di estrema difficoltà. Inoltre l'Associazione dei Palestinesi d'Italia,Abspp.odv, si è presa l'incarico di coprire anche le spese per i trasporti dei bambini e per l'acquisto di calcolatrici.

Poi abbiamo visitato la scuola di Mandoura, sempre dell'UNRWA, che accoglie 230 studenti delle elementari e delle medie, i quali, come gli altri, soffrono della mancanza dei beni primari e dei supporti didattici.

I fondi che ricevono queste scuole dall'UNRWA e dalle Associazioni come l'abspp, la quale è impegnata da anni a fornire assistenza di ogni tipo per assicurare un presente e un futuro migliore per tutti i profughi, sono però insufficienti per coprire tutti i fabbisogni degli studenti e delle strutture scolastiche, nonché delle loro famiglie. Per questo motivo vi invito a fare una piccola donazione all'Associazione per aiutare il popolo palestinese.

Sempre a Tiro, ci siamo recati al poliambulatorio del campo profughi di El Buss, dove l'abspp ha offerto una giornata di visite e cure gratuite a più di 100 persone. Il poliambulatorio è attivo dal 1994 e aiuta indistintamente le circa 3500 persone, palestinesi e siriani, presenti nel campo, ma anche libanesi, data la grave crisi economica e sociale che sta vivendo la nazione🇱🇧

Nonostante la forte difficoltà di approvvigionamento dei beni energetici, il poliambulatorio fa pagare cifre molto basse a chi ha bisogno di cure. I costi restano bassi anche grazie agli aiuti delle tante Associazioni di volontariato che sono riuscite ad acquistare un importante apparecchio oculistico e un montacarichi per persone disabili.

Negli 11 ambulatori del centro lavorano 23 operatori. I medici palestinesi possono operare soltanto nel campo, perché la loro professione non è riconosciuta all'esterno, a causa di una legge libanese che vieta loro di poter svolgere il proprio lavoro.

In questo campo siamo andati anche a visitare una famiglia che versa in una situazione di povertà mai vista prima. Un “appartamento” piccolissimo, con mura scrostate, situato in un sottoscala, abitato da quasi dieci persone e un solo letto occupato da una donna disabile. Le restanti dormono per terra su coperte di lana sporche. Una situazione drammatica inimmaginabile ma che, purtroppo, rappresenta la quasi normalità in tutti i campi profughi in Libano.

Infine siamo arrivati nel campo profughi di Burj Al Shamali e abbiamo fatto visita ad un altro poliambulatorio inaugurato nel 2017. La struttura è privata, ma i costi per i pazienti sono molto ridotti: 10 volte meno rispetto all'esterno. La struttura è in continua evoluzione, tant’è che stanno inaugurando 3 nuovi reparti.

In questo centro arrivano 1500 pazienti palestinesi, siriani e libanesi ogni mese.

Il campo di Burj Al Shamali, che ospita 27mila profughi, ha un'alta percentuale di persone che soffrono di talassemia e le sacche di sangue hanno un costo elevatissimo.

Esiste, poi, il problema delle allergie, molto diffuso nel campo, causato dall'umidità presente nelle abitazioni fatiscenti e un aumento preoccupante di malattie oncologiche.

Sono molto fiero di essere tornato in Libano e di aver dato nuovamente il mio contributo al popolo palestinese, perché perorare le cause giuste significa saper fare anche delle rinunce e soprattutto lottare per gli ultimi, ribadendo, così come ho potuto fare in questo mio secondo viaggio, quanto sia importante coltivare e diffondere la cultura, unica vera arma per far valere i propri diritti, calpestati da troppo tempo.

Dio benedica il popolo palestinese.

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